Con l’avvio, dal mese di ottobre, del registro telematico cereali si chiude un capitolo iniziato nel lontano dicembre 2020 con la pubblicazione della Legge 178 sul bilancio dello Stato che introduceva un registro telematico volto, ufficialmente, a consentire “un adeguato monitoraggio delle produzioni cerealicole nazionali”.
Cinque anni dedicati in via prioritaria alla predisposizione del nuovo strumento mentre, nel frattempo, sono rimasti sostanzialmente inalterati i motivi strutturali che risultano essere all’origine del preoccupante e duraturo gap competitivo tra la produzione primaria nazionale e quella di altri Paesi, siano essi comunitari o meno.
Accantonata ora la questione, di natura dogmatica, del registro, l’auspicio è di poter finalmente ritrovare, sotto l’impulso politico del Ministero, la via di un rispettoso e proficuo confronto con e tra tutte le rappresentanze sindacali delle filiere cereali, smorzando i logoranti toni da crociata che rispondono a esigenze di sola natura propagandistica e focalizzandosi sulle tematiche che costituiscono un freno allo sviluppo armonioso delle stesse e di tutti gli attori che le compongono: investimenti sulla qualità della materia prima, sviluppo della ricerca per consentire alla produzione cerealicola di adeguarsi alle nuove sfide climatiche, finanziamenti sulle infrastrutture irrigue, ampiamento e ammodernamento delle strutture di stoccaggio e della logistica dei trasporti, aggregazione dell’offerta della materia prima…
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