L’inizio dell’anno in corso assiste a fenomeni che pongono in leggera salita la congiuntura internazionale. Il cambio dell’euro sul dollaro ha abbandonato la quotazione media 2025, attorno a 1,17, arrivando a fine gennaio a 1,19. Ciò faciliterà gli acquisti comunitari sui mercati internazionali, ma graverà sulla competitività di prezzo delle esportazioni.
Il 2026 si presenta inoltre come il primo anno investito per intero dai dazi Usa al 15% partiti nell’agosto scorso. E si presenta anche come l’anno in cui scadono definitivamente gli interventi finanziari del Pnrr, largamente utilizzati dall’Italia. La scadenza finale per il completamento degli aiuti è, infatti, il 30 giugno 2026, anche se le richieste di pagamento possono essere presentate fino al 30 settembre 2026, con l’ultima rata attesa entro il 31 dicembre 2026.
Con la fine delle iniezioni di liquidità del Piano, il Paese dovrà fare i conti con le proprie risorse, ricorrendo probabilmente in corso d’anno alla leva di un ulteriore, marginale ampliamento del debito. Essa sarà resa più agevole, comunque, dall’interruzione della procedura d’infrazione Ue per il compiuto rientro del deficit sotto la soglia del 3% e dal calo degli interessi legato alla caduta dello spread. Si ricorda, per la storia, che l’Italia, in seguito alla riattivazione del Patto di Stabilità dopo la pandemia, fu inserita nel giugno 2024 in una procedura d’infrazione per deficit eccessivo dalla Commissione Europea. In effetti, avevamo superato il limite del 3% del Pil, raggiungendo il 7,4% nel 2023.
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Responsabile Ufficio Studi, Mercato e Ufficio Stampa di Federalimentare
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