La politica movimentista e muscolare dell’Amministrazione Trump non finisce di stressare e di proporre nuove, ardue scommesse di scenario.
La crisi medio-orientale non impatta solo sul fronte energetico. Le corpose spinte di prezzo di gas e petrolio pongono all’Italia nuovi ostacoli al contenimento dell’inflazione e all’impegno per la crescita, dopo lo scalino daziario Usa con cui il Paese si è già dovuto misurare dall’agosto scorso.
I dati dei prezzi al consumo di marzo diffusi dall’Istat indicano una risalita dell’inflazione al +1,7%, dopo il +1,5% di febbraio. La spinta aggiuntiva si deve soprattutto, com’è intuibile, a quella dei beni energetici, ma anche a quella dell’“alimentare non lavorato”, che raggiunge un tendenziale del +4,4% dopo il +3,7% di febbraio. L’“alimentare lavorato” rimane invece stabile al +1,4% come a febbraio. E questo, grazie al trend virtuoso a monte dei prezzi alla produzione dell’industria alimentare, sceso in pochi mesi dal +0,4% di ottobre al -0,8% di febbraio.
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Responsabile Ufficio Studi, Mercato e Ufficio Stampa di Federalimentare
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