Nel corso delle ultime settimane, abbiamo assistito al copione, che si ripete con stanca regolarità, delle campagne – spesso denigratorie – avverso il grano di importazione giustificate come atti di legittima difesa del prodotto nazionale. Questo contrasto, che possiamo considerare ideologico, alle importazioni di grano non è solo miope, ma rappresenta una minaccia per il sistema economico nazionale.
Il primo errore di fondo risiede in un’illusione autarchica palesemente smentita dai dati: l’Italia, paese storicamente grande trasformatore di materie prime agricole, non è in grado, e non potrà esserlo nel futuro per evidenti e insuperabili limiti legati alla superficie agricola disponibile, di soddisfare il fabbisogno dell’Industria della trasformazione necessario a coprire la domanda interna e l’export di prodotti trasformati.
Ostacolare o colpevolizzare le importazioni di materie prime agricole significa ignorare la struttura e le esigenze quantitative dell’Industria agroalimentare, asso portante della nostra manifattura, e quindi della nostra economia, nazionale, grazie, in particolare alla sua capacità di conquistare e presidiare mercati esteri.
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